L’AUTISMO

L’autismo è oggi definito come un disturbo pervasivo dello sviluppo caratterizzato da difficoltà in tre fondamentali dimensioni: L’interazione sociale; La comunicazione; Il repertorio comportamentale. Tale disturbo si manifesta nei primi tre anni di vita e va ad intaccare pervasivamente lo sviluppo percettivo e discriminativo, dell’attenzione e dell’adattamento all’ambiente. L’autistico sviluppa modalità percettive, immaginative, mnestiche, ideative, socio affettive insolite, evidenziando un diverso modo di interpretare e capire la realtà.

Il primo a coniare il termine autismo fu Eugen Bleuer (1911). Il termine autismo, derivata dal greco autòs, che significa sé stesso, Bleuler utilizzo il termine per indicare uno dei sintomi tipici del disturbo consistente nel ripiegamento su sé stessi. Il disturbo veniva quindi inteso come distacco dalla realtà e predominanza della vita interiore. I soggetti affetti da tale patologia tendono ad isolarsi, ad essere autosufficienti, felicissimi se lasciati da soli, come in un guscio, poco reattivi nelle dinamiche relazionali

La sindrome di Asperger – un linguaggio con un eloquio scorrevole ossia 1 certa difficoltà nella motricità grossa-motoria e non fine motoria come aveva notato Kanner; nella dimensione dell’apprendimento tali soggetti venivano definiti come pensatori astratti.

Il DSM V  e l’ICDH descrivono questa sindrome come congenita e fortemente associata allo sviluppo del bambino nel quale avviene una disorganizzazione cerebrale.

Le dimensioni compromesse sono:

  • Comunicazione
  • Relazione con gli altri
  • Comportamento

I parametri diagnostici indicati dal DSM sono: compromissione qualitativa dell’interazione sociale (per la diagnosi di autismo devono essere presenti almeno due elementi fra quelli seguenti): Marcata compromissione nell’uso di svariati comportamenti non verbali, come lo sguardo diretto, l’espressione mimica, le posture corporee e i gesti che regolano l’interazione sociale; Incapacità di sviluppare relazioni con i coetanei adeguate al livello di sviluppo; Mancanza di ricerca spontanea nella condivisione di gioie, interessi, obiettivi con altre persone.

Teoria della mente

Questo meccanismo ci fornisce la capacità di vedere delle relazioni tra fatti esterni e stati interni della mente. Potremmo definire questa capacità come «mentalizzazione». Mentalizzare è un verbo che descrive un’attività automatica e profondamente inconscia. È ciò che facciamo quando attribuiamo agli altri stati mentali per prevedere le loro azioni. Una seconda funzione del processo di mentalizzazione è la comprensione della comunicazione. In decoding figurative speech (such as irony, sarcasm, metaphor, or humour), the ability to mind-read is essential, since in such cases the speaker does not intend his or her words to be taken literally”. Il processo di mentalizzazione è alla base anche della comunicazione gestuale.

La mentalizzazione sembra essere collegata: Alla capacità di Ingannare a 4 anni, All’empatia, All’autocoscienza ed all’autoriflessione, Alla capacità di persuasion. Il meccanismo della mentalizzazione mette il bambino in grado di imparare sorprendentemente in fretta riguardo a credenze ed inganni. Test Sally & Annne, Tubetto Di Smarties.

La condivisione dell’attenzione tramite lo sguardo è assente nei bambini autistici; il bambino autistico non faccia alcuna distinzione tra ciò che sta nella propria mente e ciò che sta nella mente di qualcun altro. .

Nella prima infanzia (3-5 anni), l’isolamento del bambino autistico dal mondo sociale è al suo culmine. Dopo i 5 anni si registra spesso un netto miglioramento delle abilità sociali.

L’apprendimento compensatorio consiste nel fatto che genitori ed insegnanti devono dedicare molte lezioni specifiche per far comprendere ai bambini autistici ciò che si deve fare e ciò che non si deve fare sul piano sociale.

Alcuni esperimenti hanno mostrato che le persone autistiche non sanno ricordare le facce altrettanto bene di quanto riescono a memorizzare edifici o paesaggi, la causa è  la cecità mentale.

A differenza dei gesti strumentali, quelli espressivi trasmettono stati della mente. Trasmettono deliberatamente i sentimenti che si provano per qualcuno o qualcosa.

L’incapacità mentale di attribuire stati mentali a se stessi e ad altri può portare esattamente a questo tipo di mancanza di consapevolezza.

Associare parola a immagine.

Baron Cohen ipotizza che la capacità di «leggere la mente» sia composta essenzialmente da 4 meccanismi principali:

  • Il rivelatore dell’intenzionalità (ID);
  • Il rivelatore della direzione degli occhi (EDD);
  • Il meccanismo dell’attenzione condivisa (SAM);
  • Il meccanismo della teoria della mente (TOMM).

L’EED (Eye-Direction Detector) funziona attraverso la vista ed ha tre funzioni principali:

  • rivelare la presenza di occhi o di stimoli simili ad occhi
  • computare se gli occhi sono diretti verso di esso o verso qualcos’altro
  • Inferire se gli occhi di un altro organismo sono diretti verso qualcosa, che quell’organismo vede qualcosa.

BAMBINO osserva gli occhi dell’altro!

L’ID può costruire rappresentazioni del tipo e ciò comporta universo autistico:

Agente-vuole-cibo

Oppure

Agente-ha scopo-aprire porta

L’EED può costruire rappresentazioni del tipo:

Agente-vede-me

Oppure

Agente-guarda- porta

La funzione principale del SAM (Shared-Attention Mechanism) è quella decostruire rappresentazioni triadiche. In sostanza le rappresentazioni triadiche esplicitano le relazioni tra un Agente, il Sé e un (terzo) Oggetto (l’Oggetto può essere anche un agente).

Esempio

[Mamma-vede-(io-vedo-l’autobus)]

La funzione principale del SAM (Shared-Attention Mechanism) è quella decostruire rappresentazioni triadiche.

In sintesi: allo stato attuale della ricerca sembrano esservi prove sperimentali coerenti con il modello secondo i quale, quando l’EDD si collega All’ID tramite il SAM, la direzione dello sguardo viene interpretata in termini degli stati mentali del desiderio, dello scopo e del riferimento.

Il TOMM (Theory-Of-Mind Mechanism) è un sistema che serve ad inferire dal comportamento l’intera gamma degli stati mentali.

I precedenti tre meccanismi (ID, EDD, SAM) consentono di leggere il comportamento in termini di stati mentali volizionali ( desiderio e scopo), di leggere la direzione degli occhi in termini di stati mentali percettivi, e di comprendere quando esiste un attenzione condivisa di più agenti per un oggetto o un fenomeno.

Il TOMM invece attraverso 2 funzioni principali, permette di:

  1. comprendere stati mentali epistemici (il fare finta, il pensare, il sapere, il credere, l’immaginare, il sognare, l’ingannare ecc).
  2. legare insieme i concetti costituiti dagli stati mentali (volizionali, percettivi ed epistemici) in un’unica rappresentazione coerente di come stati mentali e azioni siano correlati fra loro.

Il TOMM consente di creare una «teoria della mente» coerente rende possibile un agevole ed intuitiva  «lettura della mente» altrui.

Assenza di gesti protodichiarativi.

I bambini autistici non manifestano il controllo dello sguardo, né i comportamenti connessi a tentativi di dirigere l’attenzione visiva degli altri mediante il gesto di indicare. Sono inoltre assenti gesti dichiarativi come mostrare e gesti espressivi.

L’unica forma di comunicazione gestuale che sembra presente nei soggetti autistici è quella strumentale. Il mancato funzionamento del TOMM  – dopo 18 mese -nei soggetti autistici è relativa alla compromissione del meccanismo naturale ed istintivo che porta a comprendere che «vedere porta a conoscere».

ONTOLOGIA: I bambini autistici mostrano difficoltà a discriminare tra entità fisiche ed entità mentali.

I soggetti autistici sono «dominati dalle loro percezioni ed incapaci di tener conto delle loro conoscenze».

Insegnamento progressivo degli stati mentali in tre aree:

  1. Emozioni
  2. Il sistema delle credenze e delle false credenze
  3. Il gioco di finzione

Il primo obiettivo perseguito dal programma di Howlin et al. (1999) è quello di aiutare i bambini autistici a discriminare e riconoscere le diverse emozioni su di sé e sugli altri. Le proposte di intervento sono organizzate, come per tutte le altre fasi del programma, in cinque livelli:

  • riconoscimento delle espressioni del viso nelle fotografie;
  • riconoscimento delle emozioni in disegni schematici;
  • identificazione delle emozioni causate da situazioni;
  • identificazione delle emozioni causate dal desiderio;
  • identificazione delle emozioni causate da opinioni.

Le esercitazioni a questo livello del programma consistono nel mostrare agli allievi delle foto nelle quali i personaggi assumono varie espressioni (di felicità, di tristezza, di rabbia, di paura) e chiedendo di riconoscere il tipo di emozione.  Inizialmente il compito viene facilitato dall’educatore che mostra la foto ed indica l’emozione corrispondente, con il bambino che deve solo scegliere fra  le sue foto quella che presenta un’emozione dello stesso tipo.  In seguito, i compiti diventano più complessi con l’allievo che è chiamato a discriminare le emozioni senza presentazione di modelli e con presenza di un numero crescente di alternative. – Esercizi con 4 foto corrispondenti a 4 stati d’animo (faccine) e spiegare motivo di espressione. –

Il secondo livello del programma di Howlin et al. (1999) si indirizza all’insegnamento dei cosiddetti “stati informativi”, che descrivono la capacità di comprendere come e che cosa le altre persone possono percepire, conoscere e credere in relazione ad una determinata situazione.

Il bambino, per arrivare a capire le credenze e le false credenze deve padroneggiare il principio di base secondo il quale per conoscere qualcosa bisogna averla osservata o sentita o toccata, comunque averla sperimentata in maniera diretta o indiretta.

Il programma di Howlin et al. (1999) prevede due tipologie di compiti per aiutare i bambini autistici a sviluppare questa forma di conoscenza, che apre la strada alle forme più evolute di ragionamento mentale.

La prima tipologia di esercitazioni prevede lo spostamento inaspettato di oggetti da una posizione ad un’altra, senza che il protagonista dell’attività ne sia a conoscenza. Si tratta del classico paradigma di Sally e Anne.

La seconda tipologia di esercitazioni è caratterizzata dal fatto che l’aver sperimentato dei contenuti inattesi possa portare a creare delle aspettative anche in chi non è venuto a contatto diretto con la situazione.  Si tratta di una serie di compiti sviluppatisi sulla scorta della prova degli Smartiesse le persone non sanno che le cose sono cambiate, pensano che siano rimaste le stesse.

 

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